I bambini fra i due e i cinque anni attraversano un periodo fondamentale dal punto di vista dello sviluppo neuropsicomotorio: aumentano le loro capacità di coordinazione motoria anche complessa, acquisiscono capacità comunicative sempre più articolate, apprendono costantemente dal punto di vista cognitivo, sviluppano competenze sociali ed emotive, ampliano le modalità di gioco, acquisiscono autonomie… tanti e importanti cambiamenti che attestano la crescita e lo sviluppo fisiologico.
Può accadere, però, che per alcuni bambini raggiungere questi traguardi possa rivelarsi più complesso o che per qualcuno siano necessari tempi diversi.
Per questo è importante che gli adulti osservino lo sviluppo dei bambini: a casa, a scuola, dal pediatra, ciascuno con le proprie specificità e competenze, ha l’opportunità di cogliere se il bambino presenta caratteristiche da monitorare.
Abitualmente, si parla di competenze attese per età anagrafica, ovvero quelle abilità nelle diverse aree (motoria, sociale, comunicativa, emotivo-comportamentale, ludica, cognitiva…) che, secondo i parametri dello sviluppo neuropsicomotorio, dovrebbero essere presenti in una determinata fascia d’età.
È importante sottolineare che non si tratta mai di un’età precisa in cui emerge una competenza, ma di un periodo anagrafico in cui è statisticamente abituale che una capacità si sviluppi.
Facendo l’esempio dell’acquisizione della deambulazione, ci sono bambini che possono già iniziare prima dell’anno a muovere i primi passi, altri che raggiungono tale abilità verso l’anno e mezzo. Comunemente si indica nel periodo compreso fra i 12 e i 18 mesi l’acquisizione della deambulazione.
Allo stesso modo, lo sviluppo dei bambini nelle diverse aree sarà differente per ciascun individuo, ma seguirà una traiettoria di sviluppo tipico che consente di identificare quali competenze sono attese in base all’età.
Cosa può fare dunque un genitore quando dovesse accorgersi, o gli venisse riferito dalle educatrici scolastiche o dal pediatra di riferimento, che il proprio figlio non ha acquisito alcune competenze rispetto ai pari?
Un primo passo può essere richiedere una consulenza con un Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva che, in quanto esperto dello sviluppo globale nella fascia d’età infantile, potrà raccogliere le informazioni e le osservazioni, indicando un’eventuale necessità di una valutazione neuropsicomotoria o indirizzando la famiglia ad altri professionisti più idonei a seconda del bisogno emerso.
Di seguito, analizziamo insieme quali osservazioni nelle diverse aree dello sviluppo potrebbero essere meritevoli di un approfondimento:
- Area comunicativa: già dai due anni è fondamentale che i bambini abbiano consolidato ottime capacità comunicative, sebbene non necessariamente espresse tramite il canale verbale. Un bambino che non esprime i suoi bisogni, non chiede, non sceglie – attraverso la gestualità, lo sguardo e successivamente il linguaggio – necessita di un immediato supporto.
- Area sociale e relazionale: già dai due anni i bambini dovrebbero essere orientati alla relazione con l’altro, per i più piccoli soprattutto nei confronti dell’adulto, poi anche in relazione ai pari. È fondamentale che i bambini sappiano ricercare attivamente lo scambio comunicativo e ludico. Un bambino che fatica a entrare in relazione, che ha difficoltà nel condividere oggetti, spazi, attività – in maniera costante e non occasionale – necessita di un approfondimento.
- Area motoria: i bambini fra i due e i cinque anni acquisiscono abilità motorie sempre più complesse, sia in termini di coordinazioni cinetiche globali che in merito alla motricità fine. Bambini che, in rapporto all’atteso per età, mostrino schemi d’azione limitati, goffaggine, difficoltà ad eseguire alcuni movimenti globali, scarsa abilità nella motricità fine o difficoltà a programmare ed eseguire il movimento (prassie) possono beneficiare di un intervento neuro e psicomotorio.
- Area del gioco: le capacità ludiche dei bambini evolvono con la crescita, da modalità di gioco corporeo e motorio, i bambini sviluppano il gioco simbolico, di costruzione, fino ad arrivare ad attività strutturate e rappresentative. A prescindere dallo stadio di sviluppo, è sempre importante che il gioco sia strutturato in una cornice condivisa, che sia variabile, che vi si permanga per un tempo sufficiente. Bambini che non condividono mai il gioco, o che hanno schemi ludici poveri, ripetitivi, rigidi, o che cambiano costantemente interesse senza riuscire a soffermarsi in alcuna attività, possono aver necessità di una valutazione neuro e psicomotoria.
- Area della regolazione emotiva e comportamentale: è fisiologico che i bambini fra i due e i cinque anni abbiano ancora necessità del supporto di un adulto di riferimento per regolare le proprie emozioni e che le esprimano in maniera corporea piuttosto che dialogica. Tuttavia, nel momento in cui tali situazioni divengono troppo impattanti sulla quotidianità – per intensità, frequenza o durata – può essere d’aiuto sia per il bambino che per l’adulto di riferimento una presa in carico che possa supportare nell’individuare adeguate strategie.
Ci auguriamo con questo contributo di aver aiutato le famiglie a comprendere quando rivolgersi a un terapista della neuro e psicomotricità. Ricordiamo che l’età compresa fra i due e i cinque anni è una finestra dello sviluppo particolarmente preziosa, in quanto gli interventi precoci, grazie alla plasticità neurale tipica dei primi anni di vita (ovvero la capacità del cervello di modificarsi), permettono di ottenere migliori risultati clinici.
L’intervento neuro e psicomotorio precoce, a seconda del bisogno individuale, si orienta a sostegno dello sviluppo facilitando l’acquisizione delle competenze carenti.