Lo sviluppo comunicativo e linguistico nei bambini è un percorso che inizia dalla nascita e si conclude verso i 6 anni, con variabilità da bambino a bambino.
Questo percorso si può suddividere in alcune tappe fondamentali.
Dalla nascita fino ai 6 mesi il bambino piange, produce suoni vocalici e sorride. Questa fase viene chiamata pre-linguistica. L’intenzionalità comunicativa nel bambino si presenta verso i 6-8 mesi quando il bambino inizia a produrre dei segnali con l’intento di comunicare qualcosa
all’adulto (tutto ciò che viene prodotto dal bambino prima di questa fascia di età è non intenzionale, anche se l’adulto “risponde” interpretando la produzione del bambino). Emerge così la presenza e l’uso di gesti. A livello di produzione linguistica si presenta, verso i 6 mesi, la
lallazione canonica ossia una sillaba, sempre la stessa, prodotta in sequenza, e, verso i 9 mesi, la lallazione variata ossia una sequenza di sillabe differenti.
Verso i 12 mesi il bambino inizia a produrre le prime parole dotate di significato, che in genere indicano persone, oggetti e azioni della vita quotidiana del bambino. La produzione delle prime parole è sempre accompagnata dall’utilizzo di gesti per comunicare.
Verso i 18 mesi il bambino dovrebbe essere in grado di produrre tra le 20 e le 30 parole e , in questa fase, le parole vengono utilizzate come frasi.
Verso i 24 mesi il bambino dovrebbe produrre circa 50 parole e dovrebbe iniziare a combinare due parole alla volta. In seguito si verifica un’esplosione del vocabolario lessicale.
Tra i 24 e i 36 mesi il vocabolario continua ad espandersi e non è formato solo da nomi ma anche da verbi e aggettivi. Inoltre il bambino inizia a produrre frasi con soggetto verbo e complemento oggetto.
Tra i 3 e i 5 anni il bambino produce frasi più lunghe (dalle quattro alle otto parole), più complesse dal punto di vista sintattico e complete di morfologia.
E infine tra i 4 e i 6 anni inizia a presentarsi la produzione di narrazioni.
Sebbene esistano delle fasi nello sviluppo comunicativo e linguistico, ogni bambino segue il proprio ritmo e i propri tempi, e quindi è normale osservare una grande variabilità individuale nel raggiungimento delle tappe. Però, anche se la variabilità è normale, è possibile individuare
alcuni campanelli d’allarme.
Il principale indice da tenere in considerazione è il numero di parole che un bambino produce a 24 mesi: a questa età il bambino dovrebbe produrre almeno 50 parole e iniziare a combinare due parole alla volta.
E’ importante sapere che per parole non si intendono solo le etichette lessicali prodotte uguali alle etichette target (ossia come le parole prodotte dagli adulti), ma vengono considerate come parole anche tutte quelle produzioni lessicali che, magari non vengono prodotte in maniera
corretta, ma vengono utilizzate per indicare sempre lo stesso oggetto/la stessa persona/la stessa azione. Per esempio, se un bambino dice sempre “daus” per dire “dinosauro”, “daus” può essere considerata una parola del vocabolario lessicale del bambino. Possono essere considerate parole anche i suoni onomatopeici, quando il bambino li usa spontaneamente e con intenzionalità comunicativa. Per esempio, se il bambino utilizza il suono onomatopeico “baubau” per indicare il cane, “baubau” può essere considerata una parola.
I bambini, di un’età compresa tra i 2 e i 3 anni, che non hanno un vocabolario di almeno 50 parole e non combinano due parole alla volta, presentano un ritardo nell’emergenza del linguaggio espressivo, e possono essere definiti parlatori tardivi.
Nel caso in cui un bambino di 24 mesi non rispetta i criteri linguistici sopra descritti, non è necessario allarmarsi ma sarebbe consigliato agire. In che modo? E’ necessario osservare quanto il bambino sia interessato a comunicare, perché l’interesse del bambino nei confronti della comunicazione rende la situazione più o meno favorevole.
Il bambino guarda negli occhi il suo interlocutore? Il bambino chiede aiuto in caso di necessità (oppure si arrangia da solo)? Il bambino utilizza i gesti? Il bambino coinvolge l’adulto durante il gioco, per esempio mostrandogli gli oggetti utilizzati? Il bambino risponde a domande, anche
attraverso comunicazione non verbale (contatto oculare, gesti) o esegue richieste? Il bambino prende per mano l’adulto per condurlo verso un gioco o una situazione a cui è interessato? Nel caso in cui il bambino non parlasse ma facesse tutte le cose sopra descritte, rivolgersi a un
professionista non è urgente ma è consigliato. Il rivolgersi a un professionista, nello specifico a un logopedista, per una consulenza permette di accertarsi della presenza dei prerequisiti della comunicazione nel bambino (contatto oculare, iniziativa comunicativa e ascolto al linguaggio),
fondamentali per lo sviluppo linguistico, e permette di essere accompagnati nell’utilizzo di strategie comunicativo-linguistiche in contesto domestico, al fine di stimolare il linguaggio espressivo del bambino.
Invece, nel caso in cui il bambino non parlasse o parlasse poco e non fosse interessato a comunicare, e quindi guarda poco negli occhi il suo interlocutore, si arrangia in situazioni in cui potrebbe chiedere aiuto, non utilizza i gesti per comunicare, non coinvolge l’adulto durante il
gioco, si consiglia di rivolgersi subito a un equipe di professionisti per effettuare una valutazione delle competenze comunicative linguistiche, e individuare un possibile percorso di trattamento mirato dove si andrà a lavorare in primis sulle competenze comunicative e sui prerequisiti della
comunicazione, e in seguito sulle abilità linguistiche. In questi casi, non è funzionale attendere e temporeggiare. L’intervento precoce è importantissimo.
Le cause del ritardo nel parlare possono essere di varia natura, in quanto il linguaggio è legato ad altre funzioni come sviluppo cognitivo, capacità uditive, attenzione, memoria, motricità di
lingua e bocca, e abilità relazionali. Come detto in precedenza, un motivo del ritardo nello sviluppo di linguaggio, può anche essere semplicemente tempi diversi di maturazione nelle varie abilità.
Si pensa, molto spesso, che il bambino che non parla o che parla poco lo faccia per pigrizia. Ma è importante ricordarsi che i bambini sono predisposti per apprendere al meglio delle loro possibilità, quindi se ci sono delle difficoltà linguistiche è necessario supportare il bambino,
intervenendo e aiutandolo, e non attribuirgli la responsabilità di essere pigro.
In conclusione, ogni bambino ha i propri tempi di sviluppo ma tra i 2 e i 3 anni il linguaggio dovrebbe essere uno strumento attivo di comunicazione. A 24 mesi, la presenza di un vocabolario composto da meno di 50 parole o l’assenza di combinazioni di due parole, vengono
considerate un campanello d’allarme. Se si verifica questa condizione, è importante agire osservando se il bambino sia interessato a comunicare. E’ l’interesse del bambino verso la comunicazione che aiuta a capire quando è il momento di chiedere un parere a un professionista. Se il bambino non parla o parla poco ma è interessato a comunicare, rivolgersi a un logopedista non è urgente ma consigliato. Invece, se il bambino non parla o parla poco e non è interessato alla comunicazione, è consigliato rivolgersi subito a un equipe di professionisti. Un intervento precoce può fare una grande differenza: permette di sostenere lo sviluppo comunicativo e linguistico, e accompagnare la famiglia con strategie concrete e personalizzate.
Anche quando si tratta di un semplice ritardo evolutivo, ricevere indicazioni mirate aiuta a creare un ambiente linguistico più ricco e stimolante.