Molti genitori, quando il proprio bambino mostra difficoltà comunicative e linguistiche, si pongono una domanda: “E’ solo un ritardo o c’è qualcosa di più?”
Il linguaggio nei primi anni di vita può svilupparsi con tempi diversi da bambino a bambino. Tuttavia, quando il linguaggio tarda ad arrivare, è necessario osservare la presenza di possibili campanelli d’allarme e tenere in considerazione l’età del bambino, così da capire se si tratta di un ritardo di linguaggio, che può recuperare spontaneamente o con un supporto minimo, oppure se si tratta di un disturbo di linguaggio, che richiede una valutazione e un intervento mirato.
Le abilità comunicative e linguistiche si sviluppano fin dalla nascita, ma è a partire dai 12 mesi che il bambino inizia a produrre le prime parole dotate di significato. All’età di 24 mesi, un bambino dovrebbe avere un vocabolario di almeno 50 parole e iniziare a combinare due parole alla volta. Inoltre dovrebbero essere presenti i prerequisiti della comunicazione: il contatto oculare, l’ascolto al linguaggio e l’iniziativa comunicativa.
Il contatto oculare è la capacità di guardare negli occhi il proprio interlocutore durante l’interazione. Non significa solo guardare negli occhi ma usare lo sguardo per comunicare. L’ascolto al linguaggio è la capacità del bambino di prestare attenzione quando il suo interlocutore gli parla e di elaborare ciò che sente. L’iniziativa comunicativa indica la capacità del bambino di iniziare spontaneamente uno scambio comunicativo (non solo una comunicazione verbale ma anche non verbale attraverso gesti o sguardi).
Quando tra i 24 e i 36 mesi un bambino presenta prerequisiti della comunicazione fragili e presenta un vocabolario con meno di 50 parole e non combina ancora due parole alla volta, si può parlare di Ritardo di linguaggio.
I bambini parlatori tardivi hanno un linguaggio che segue le stesse tappe dello sviluppo fisiologico ma si evolve più lentamente. Possono presentare prerequisiti della comunicazione in via di consolidamento, un vocabolario ridotto, un’acquisizione della struttura frasale più lenta (quindi le combinazioni di parole e le frasi arrivano più tardi) e difficoltà nella pronuncia di alcuni suoni ma coerente con l’età linguistica. Generalmente, la comprensione linguistica è buona, i bambini parlatori tardivi capiscono più di quanto riescano a dire. Il ritardo di linguaggio è una condizione transitoria in quanto entro i 3-4 anni il bambino parlatore tardivo recupera e le sue abilità linguistiche ritornano ad essere il linea con le tappe dello sviluppo fisiologico.
Se tra i 3 e i 4 anni i prerequisiti della comunicazione sono ancora fragili e le difficoltà linguistiche permangono, si può parlare di Disturbo di linguaggio.
I bambini con un disturbo di linguaggio presentano difficoltà di pronuncia persistenti, che spesso rendono l’eloquio poco comprensibile, hanno un vocabolario molto ridotto, non producono frasi o le producono con una struttura non corretta, mostrano difficoltà nella comprensione di frasi e problemi nell’organizzazione del linguaggio.
Nei bambini con un Disturbo di linguaggio non si osserva un’evoluzione naturale, ma è necessario un intervento mirato per ottenere dei miglioramenti.
I Disturbi del linguaggio si distinguono in base al livello linguistico compromesso. Tra i principali Disturbi di linguaggio troviamo il Disturbo di linguaggio espressivo, il Disturbo di linguaggio recettivo, il Disturbo di linguaggio misto e il Disturbo di linguaggio fonetico-fonologico.
Il Disturbo del linguaggio espressivo è un disturbo del linguaggio dove sono compromesse le abilità linguistiche in produzione (suoni non pronunciati correttamente, vocabolario lessicale ridotto, frasi non adeguate a livello morfologico e sintattico) mentre la comprensione lessicale e morfosintattica risulta essere conservata.
Il Disturbo del linguaggio recettivo è un disturbo del linguaggio dove è la comprensione linguistica, sia lessicale che morfosintattica, ad essere fragile.
Il Disturbo del linguaggio misto è un disturbo del linguaggio dove sono presenti fragilità sia in comprensione che in produzione.
Infine, il Disturbo di linguaggio fonetico-fonologico è un disturbo del linguaggio in cui sono presenti delle difficoltà nella produzione e nell’articolazione dei suoni, e difficoltà nell’utilizzarli correttamente in eloquio spontaneo.
La diagnosi di Disturbo di linguaggio viene fatta da professionisti specializzati che eseguono una valutazione multidisciplinare: Neuropsichiatra infantile, Logopedista e Psicologo. Il Neuropsichiatra infantile è il medico che fa la diagnosi complessiva escludendo altre cause. Il Logopedista esegue la valutazione delle competenze comunicative e linguistiche, sia ricettive che espressive. Lo Psicologo può valutare gli aspetti emotivi e cognitivi.
Come detto all’inizio, le abilità linguistiche possono svilupparsi con tempi diversi da bambino a bambino, ma, in base all’età di quest’ultimo, si possono osservare dei campanelli d’allarme, già descritti in precedenza.
Se un genitore arriva a porsi delle domande e ad avere dei dubbi sullo sviluppo linguistico del proprio figlio, è già un primo passo importante per agire perché significa che sta osservando con attenzione il proprio bambino e i suoi bisogni. In questi casi, confrontarsi con un professionista può aiutare a chiarire i dubbi e decidere se è necessario intervenire e, in caso, con quali modalità.
E’ importante non ignorare i campanelli d’allarme, ma accoglierli come un’opportunità per accompagnare al meglio il bambino durante il suo sviluppo. Infatti, un intervento precoce permette di sostenere lo sviluppo del bambino offrendo strategie e stimoli adeguati alla sua età. Ricevere indicazioni mirate, aiuta i genitori a sentirsi più sicuri e a creare un ambiente comunicativo ricco e favorevole allo sviluppo linguistico. Un genitore che osserva nel proprio bambino difficoltà comunicative e linguistiche, oltre a contattare un professionista al fine di intervenire precocemente, può utilizzare delle strategie in contesto domestico, che supportano lo sviluppo linguistico. E’ utile parlare molto con il bambino descrivendo le azioni che fa e denominando gli oggetti della vita quotidiana, utilizzando frasi brevi (ma complete) e facendo molte pause che permettono al bambino di elaborare quanto ascoltato e in caso di prendere il turno di conversazione.
Se al bambino piacciono i libri, la lettura insieme, di libri semplici e illustrati, è un’attività favorevole allo sviluppo del linguaggio. Oltre a leggere il testo, è possibile commentare e descrivere le immagini e denominare tutte le figure su cui si pone l’attenzione del bambino. Anche i giochi del “far finta di..” (cucinare, mangiare…) stimolano il linguaggio, così come ilcantare canzoni e il recitare filastrocche.
In conclusione, le difficoltà comunicative e linguistiche rientrano in un Ritardo di linguaggio o in un Disturbo di linguaggio in base a come si evolvono e all’età cronologica del bambino. Il linguaggio di un bambino con un Ritardo di linguaggio segue le tappe dello sviluppo fisiologico ma più lentamente, fino a che si osserva un recupero totale delle difficoltà. Mentre nel Disturbo di linguaggio le difficoltà linguistiche permangono (anche dopo i 3-4 anni) ed è necessario un intervento mirato per ottenere dei miglioramenti.
Ai genitori che osservano dei campanelli d’allarme nelle abilità comunicative e linguistiche del proprio bambino, si consiglia di chiedere un confronto con un equipe di professionisti al fine di inquadrare il caso, ricevere indicazioni mirate per sostenere lo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino, e decidere se è necessario intervenire con un percorso di supporto strutturato. Un intervento precoce è un’opportunità per accompagnare il proprio figlio nel suo sviluppo in base alle sue necessità.