Dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia: guida semplice ai diversi DSA con esempi concreti

Tutti, o quasi tutti, ormai abbiamo sentito parlare di DSA, ovvero di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ma che cosa sono davvero? Spesso la sua definizione e la conoscenza di tale disturbo viene data per scontata, ma è veramente così? 

Ecco una guida semplice per chiarire al meglio ogni dubbio sui DSA. 

Breve introduzione 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono difficoltà, di origine neurobiologica, che riguardano alcune abilità scolastiche fondamentali, come leggere, scrivere o calcolare. Spesso tali disturbi non sono accentuati in maniera particolare, talvolta sono un po’ sfumati, ma interferiscono con la vita scolastica e quotidiana del bambino; pertanto è importante esserne a conoscenza, in modo tale da poterli riconoscere precocemente. 

In Italia, la Legge 170 del 2010 riconosce i DSA e garantisce strumenti e strategie didattiche per aiutarli nel percorso scolastico. 

Attualmente si parla di quattro tipologie di DSA: dislessia, disortografia, disgrafia, e discalculia. Una caratteristica fondamentale è la specificità: un bambino può avere difficoltà in un’area precisa ma essere perfettamente competente in altre o viceversa questi disturbi, che qua appaiono distinti, possono essere presenti contemporaneamente nella stessa persona.
Vediamone uno per uno. 

Dislessia: difficoltà nella lettura 

La dislessia è un disturbo della lettura. Attenzione, non significa non saper leggere ma avere difficoltà nel farlo in maniera veloce e fluente. Pensiamo che questo disturbo ha origini lontane, è stato identificato per la prima volta nel 1881 e denominato come tale nel 1887; tuttavia il riconoscimento di questa condizione avviene molto più in là con il tempo. 

Le difficoltà tipiche di chi è dislessico sono:

  • La difficoltà di distinguere lettere che sono diversamente orientate nello spazio: b-p/ b-d/ q-d/ u-n/ a-e
  • La difficoltà di distinguere lettere simili dal punto di vista uditivo: f-v/ d-t/ b-p/ l-r/ c-g/ s-z/ m-n 
  • La difficoltà di distinguere lettere molto simili graficamente: m-n/ c-e/ f-t 
  • La difficoltà di seguire con lo sguardo nella direzione sinistra-destra e alto-basso

La lettura di questi bambini richiede un grandissimo sforzo rispetto ai compagni di classe e spesso è caratterizzata da una maggiore lentezza, un maggior numero di errori e dal saltare lettere o sillabe. 

Proviamo a fare un esempio concreto: immaginiamoci Sara, in quarta elementare, a cui la maestra ha chiesto di leggere ad alta voce in classe un paragrafo del testo di storia che stanno leggendo. 

Sara potrebbe leggerla più o meno così: “i fe…fe-ni-ci…fenici… sono una…po-bo-la-zione…popolazione… atica… antica”. 

Pensiamo come questo possa avere un impatto sulla vita scolastica: oltre all’imbarazzo e al senso di bassa autoefficacia che un bambino può provare nel leggere ad alta voce, la dislessia può incidere anche sulla comprensione del testo che si sta leggendo. Facendo più fatica nella lettura, si fa automaticamente anche più fatica nel comprendere ciò che si sta leggendo: questa difficoltà di comprensione, tuttavia, spesso non emerge nel momento in cui è un’altra persona a leggere per noi.  Oltre che sul piano scolastico, la dislessia può emergere anche nel contesto di vita quotidiana: per esempio, la lettura di cartelli e istruzioni richiede un po’ più di tempo oppure quando si guarda un film in lingua originale la lettura di sottotitoli appare più faticosa. 

Buona notizia! La lettura si può allenare, pertanto la persona dislessica, essendo come abbiamo visto prima un disturbo neurobiologico, rimarrà sempre dislessica, ma nel corso del tempo, con l’esposizione ad esercizio e stimoli, può migliorare fino ad arrivare ad un grado di “compensazione”, in cui può leggere in maniera accurata, seppur leggermente più lentamente rispetto agli altri. 

Disortografia: difficoltà nelle regole della scrittura

La disortografia riguarda la correttezza ortografica, cioè l’applicazione delle regole grammaticali. Si manifesta con la presenza di un’elevata quantità di errori ortografici a cui si associa una lentezza nella scrittura conseguente alla ridotta efficienza di meccanismi che regolano il passaggio dall’espressione orale a quella scritta, quindi un errore nella trasformazione dei suoni in lettere. Compaiono molti errori, quali:

  • Omissione di lettere/sillabe o aggiunta di lettere/sillabe
  • Scambio di suoni simili
  • Errori nelle doppie, nell’aggiunta dell’h o negli accenti

Spesso tale disturbo è associato alla dislessia. 

Pensiamo alla nostra Sara, sempre in quarta elementare: questa volta la maestra le chiede di scrivere su un foglio che cosa farà dopo scuola. Sara potrebbe scrivere: “dopo scola, andro a giocare a pala con la mia amica del quore” 

A livello scolastico, un bambino con disortografia potrebbe avere più difficoltà nei temi, nel rispondere a domande aperte e nel ricopiare gli appunti alla lavagna. Nella vita quotidiana potrebbe impiegare più tempo a scrivere un messaggio o a compilare un modulo, poiché riflette maggiormente sulla corretta scrittura di una determinata parola. 

Buona notizia! Anche in questo caso è possibile allenarsi per ridurre il numero di errori, apprendendo e interiorizzando alcune strategie. Il disortografico adulto probabilmente commetterà sempre qualche errore se confrontato con altri coetanei, ma tale discrepanza sarà meno ampia rispetto al passato. 

Disgrafia: difficoltà nella grafia

La disgrafia riguarda la scrittura dal punto di vista motorio e grafico: sono cioè tutte quelle difficoltà sul come si scrive, per intenderci la “bellezza” del tratto grafico. Spesso il bambino fa anche molta fatica a scrivere, impugna la penna in maniera scorretta e riferisce dolore e fatica dopo la scrittura di alcune righe. 

In questi casi la scrittura può risultare:

  • Poco leggibile 
  • Irregolare
  • Lenta
  • Con difficoltà a tenere il margine 

Sara, in questo caso, quando le viene richiesto di copiare una frase dalla lavagna per poi svolgerne l’analisi grammaticale ha difficoltà a tenere il margine, quando va a capo inizia sempre qualche quadretto più in là rispetto a dove ha iniziato nella riga precedente; stringe molto la penna e calca eccessivamente, scrive le lettere un po’ in maiuscolo e un po’ in minuscolo, con diversa dimensione e le parole appaiono tutte attaccate. La maestra, quando Sara le consegna il quaderno, non riesce a capire alcune parole, poiché alcune lettere all’interno di una parola sono scritte dalla bambina in maniera incomprensibile.

La disgrafia può avere un impatto a livello scolastico: pensiamo ai temi, in cui la maestra non comprende quanto si è scritto oppure agli stessi compiti scritti sul diario scolastico, spesso di difficile comprensione anche dal bambino stesso una volta tornato a casa. Incide anche sulla vita quotidiana, per esempio quando si devono compilare dei documenti oppure si devono scrivere a mano delle informazioni, che poi si fanno fatica a decodificare. 

Anche in questo caso ci sono buone notizie! Si può esercitare la capacità di elaborare in maniera raffinata i tratti che servono nella scrittura, in modo tale da poter allenare tale aspetto. E poi, nell’era digitale, i device elettronici sono un supporto utilissimo per ridurre lo sforzo grafico. 

Discalculia: difficoltà con i numeri e calcolo

La discalculia riguarda le abilità matematiche di base: sono disturbi del ragionamento matematico, quindi turbe del problem solving aritmetico (ad esempio, non riesco a comprendere perché 2+2 debba fare proprio 4). Anche in questo caso non significa non capire la matematica in generale, ma avere difficoltà nell’automatizzazione dei processi numerici. 

In questi casi, il bambino avrà difficoltà nel:

  • Comprendere i numeri 
  • Memorizzare le tabelline 
  • Eseguire i calcoli 
  • Comprendere le quantità numeriche

Prendiamo sempre come esempio Sara, che questa volta viene chiamata alla lavagna per fare una breve addizione: 7 + 5. Sara, che è discalculica, non risponde subito 12, perché non ha automatizzato tale risultato; quindi, impiega più tempo per dare la risposta, conta con le dita e magari sbaglia anche il risultato. 

Questo disturbo impatta sicuramente a livello scolastico, in cui la matematica, la geometria, l’algebra, la fisica e la chimica diventano delle montagne da scalare, ma incide anche sulla vita quotidiana, poiché può influenzare attività comuni come leggere l’orologio analogico, il ricordare i numeri di telefono o calcolare il resto alla cassa del supermercato. 

Anche in questo caso: buone notizie!! Le abilità del calcolo si possono allenare e la calcolatrice può diventare il nostro compagno di vita laddove si incontrano difficoltà maggiori. 

In conclusione, ciò che ci dobbiamo ricordare è che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento non sono legati alla voglia di studiare o alla pigrizia, ma riguardano delle aree del nostro cervello che elaborano in maniera diversa le informazioni.
Capire le differenze e le caratteristiche di questi disturbi è importante per genitori, insegnanti e studenti perché permette di riconoscere le difficoltà e intervenire in maniera precoce ed efficace.